martedì 19 gennaio 2010

Continueremo a scrivere

Continueremo a scrivere di poesia, ma senza viverla.

Che non ci bruci nel profondo, che non abbia a stupirci, che non debba capitare che ci sottragga a ciò che vediamo per darci in pasto a ciò che potremmo sentire.

Ne scriveremo, spesso con la notte, a volte di giorno.

A volte teneri, altre no, perchè certe parole mancano, certi sentimenti stentano e a piccoli passi restano sconosciuti.

Che non ci bruci, nel profondo.

domenica 17 gennaio 2010

Celebrato, o perdonato

Quando è sincera, quando esce dal bisogno di dire, la voce umana non c'è chi possa fermarla. Se le tolgono la bocca, lei parla con le mani, con gli occhi, con i pori, o con quello che sia. Perchè tutti, ma proprio tutti, abbiamo qualcosa da dire agli altri, qualcosa che merita di essere celebrato dagli altri, o perdonato.

da "Il Libro degli abbracci", di Eduardo Galeano

venerdì 15 gennaio 2010

Ecco come!

Ecco come desidero svegliarmi, ogni mattina. Come vorrei, sentirmi ogni giorno...

L'arte e il tempo


"Chi sono i miei contemporanei?" si domanda Juan Gelman.
Juan dice che a volte s'imbatte in uomini che puzzano di paura, a Buenos Aires, a Parigi, o dove che sia, e sente che quegli uomini non sono suoi contemporanei. Ma c'è un cinese che mille anni fa scrisse un poema su un pastore di capre che si trova molto lontano dalla donna amata e che nondimeno può sentire, nel cuore della notte, nel cuore della neve, il rumore del pettine fra i capelli di lei. E nel leggere quell'antichissimo poema, Juan si accorge che loro sì, quel poeta, quel pastore, quella donna, loro sono suoi contemporanei.

da "Il Libro degli abbracci", di Eduardo Galeano (foto)